Acqua dolce
Non solo pesci
Lumachine: Planorbis, Limnea, Melanoides
Lumachine: Planorbis, Limnea, Melanoides
Physa |
E’ ormai luogo comune considerarle mangiatrici di piante, portatrici di malattie, distruttrici del substrato, responsabili d’alterazioni ai principali valori.
Ma sono davvero così dannose o in numero limitato possono addirittura rilevarsi insospettabili alleate?
In quest’articolo cercheremo di far chiarezza sull’argomento descrivendo le specie più comuni, le loro abitudini alimentari, provando a comprendere quali benefici apportano o gli eventuali danni che arrecano ai nostri acquari.
Come si introducono in acquario?
La risposta è semplice e immediata: con tutti quegli oggetti stati in contatto con vasche arricchite della loro presenza, cioè piante (soprattutto quelle provenienti da vivaisti o centri commerciali) ma anche materiale d’arredamento, accessori per la manutenzione e quant’altro sia stato in precedenza, a stretto contatto con le "fameliche" lumachine.
(Planorbis) |
Impariamo a conoscerle.
Mi limito a dare una descrizione sommaria della famiglia per poi entrare in dettaglio descrivendo le specie d’interesse acquariofilo.
Appartenenti alla classe dei Gasteropodi, sono caratterizzate da una conchiglia di un unico pezzo di forma spirale o conica, che protegge un corpo molle costituito da due sole parti, il sacco viscerale e il piede muscolare e ventrale con all’estremità il capo dotato di due piccole antenne sensoriali; il piede serve per la locomozione, coadiuvato da una secrezione mucosa alla quale non rinunciano nemmeno in acqua.
Dei Gasteropodi possiamo attuare un’altra divisione: quelli a respirazione branchiale( Prosobranchi), e quelli a respirazione polmonare(Polmonati). I primi respirano attraverso due piccole branchie a pettine, mentre i secondi per respirare hanno bisogno di raggiungere la superficie dove o tramite un canale tubolare, o con gran parte della superficie corporea, svolgono la funzione respiratoria.
Altra caratteristica molto importante è data dal fatto che i Prosobranchi sono di sesso separato, mentre i Polmonati sono generalmente ermafroditi. Le numerose uova sono deposte su foglie, rocce e spesso anche sui vetri.
Le lumache colonizzano innumerevoli ecosistemi, ma senza dubbio preferiscono i fiumi a corrente lenta, le paludi, le anse e i piccoli stagni dove possono trovare cibo a volontà.
Sono per la maggior parte alghivore e detrivore, raspano continuamente il cibo con la ràdula, una lingua dentellata che svolge la funzione di un raschietto. La ràdula non è in grado di intaccare il tessuto delle piante superiori, ciò fa sì che il soggiorno delle lumache nella nostra vasca diventi parte integrante dell’ecosistema. Non sono pochi quelli che asseriscono di aver visto Physa o Planorbis mangiare foglie; è molto pobabile invece che stessero mangiando parti della pianta ormai marcescenti.
Tutte le piante acquatiche in salute contengono particolari sostanze allelo-chimiche che risultano particolarmente sgradevoli alle lumache; solo quando i tessuti delle piante iniziano a marcire, questi repellenti chimici sono persi ed è probabile che le lumache si nutrano della pianta.
Le lumache più comuni.
Certamente le più frequenti sono le "lumache Malesi" Melanoides Tubercolata, vivono nel fondo nel quale si nutrono esclusivamente di detriti vegetali e animali, non disdegnando per niente diatomee; scavando durante il giorno nel substrato svolgono un’eccellente funzione d’aerazione impedendo la formazione di sacche anossiche.
| (Melanoides Tubercolata) |
La Melanoides è molto prolifica: in estate a temperature superiori a 28-30 °C si riproduce in maniera infestante, ma togliere quelle in eccesso non è certo un problema.
Altra funzione svolta è quella di essere un efficiente indicatore chimico-biologico: infatti se durante la giornata appare in gran numero sui vetri e si dirige verso la superficie è possibile che vi sia un aumento di nitrati nelle zone basse dell’acquario, quindi è il momento di effettuare un test.
Se il test ci confortasse con un valore negli standard ammissibili, allora significa che la popolazione di Melanoides è veramente alta e i detriti nel fondo non sono sufficienti a soddisfare la loro fame, prontamente placata con le alghe che si trovano su arredi vetri ecc…
Personalmente ho introdotto volontariamente queste lumache e devo affermare che anche se in gran numero non ho mai avuto nessun tipo di problema, pascolano tranquillamente anche sulle foglie delle piante più delicate, senza danneggiarle minimamente, solo in estate mi limito al loro controllo demografico, successivamente vedremo come.
Altra simpatica lumaca molto comune nei nostri acquari è certamente la Planorbis; ne esistono molte specie, più o meno grandi ma tutte con in comune la classica forma della conchiglia discoidale a crescita lenta, formata da 5-6 spire piuttosto convesse e appiattite superiormente, che può risultare particolarmente sottile tanto da far trasparire la carenatura interna. Questo genere di lumaca ama esplorare le piante e gli arredi dell'acquario; anche in sovrannumero non costituisce problema se non di carattere estetico.
Le dimensioni della conchiglia, secondo la specie, varia tra i 5 e i 25 mm di diametro.
E’ una specie prettamente alghivora, che spesso è utilizzata come unica "mangia alghe" in acquari di quarantena, in piccoli acquari bonsai, in vasche da riproduzione, ecc.. Il loro numero cresce molto lentamente e in un acquario ben equilibrato
dovrebbe autoregolarsi su livelli accettabili.
Le appartenenti al genere Physa(foto in apertura) sono quelle che forse incutono più timore, ma anch’esse, come le precedenti, risultano utili per il nostro acquario. La conchiglia ha una forma più classica, il piede muscolare è piuttosto corto mentre le antenne possono essere molto sviluppate, il colore del corpo è grigio chiaro. Sono quelle che maggiormente si nutrono di "alghe verdi" d’ogni genere, di detriti e di materiale organico in via di decomposizione: non è raro trovarle su pesci deceduti. Le loro uova risultano particolarmente adesive e dal sapore sgradevole (non che io le abbia provate) tanto che anche i pesci cosiddetti "mangialumache" e gli "spazzini" se ne tengono alla larga.
L’adattabilità delle Physa agli sbalzi termici è impressionante: varia dai 3-4 °C ai 30 °C permettendole di colonizzare qualsiasi tipo di corso d’acqua.
Un fattore che influisce molto sullo sviluppo massivo, è certamente dato dalla durezza dell’acqua, infatti questa lumaca più di altre sembra risentire della mancanza di carbonati.
Per esperienza posso dire infatti che con valori di kh<5 gh<6 la sua presenza si limita a pochi individui e di piccole dimensioni, mentre se tenute in acqua dura il numero cresce esponenzialmente.
Queste descritte sono le tre specie di lumache che più facilmente possiamo trovare in acquario senza volerlo, riconoscerle è abbastanza facile osservando attentamente forma della conchiglia, del piede muscolare e dimensioni.
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(Limnea) |
Naturalmente non tutte le lumache sono così innocue, dopotutto ci sarà un motivo che giustifichi la loro cattiva reputazione.Esistono infatti alcune lumache che risultano pericolose per le specie vegetali: fortunatamente non le ho mai avute in acquario nè le ho mai viste in vasche altrui.
Innanzi tutto è bene imparare a distinguere il genere Physa, dal genere Limnea che, a differenza delle prime, si nutrono indistintamente sia d’alghe sia di piante. Si distinguono dal piede muscolare e conchiglia più corti e arrotondati, di solito con il corpo o tendente al rosa o all’antracite scuro.
(Bithynia tentaculata) |
Altre mangiatrici di piante e alghe sono le lumache appartenenti al genere Pomacea, le specie si differenziano per dimensioni e colorazione ma non nelle abitudini esclusivamente vegetariane.
Un evento più unico che raro è rappresentato dalla presenza in acquario di Bithynia tentaculata, se si verifica è il caso di migliorare l’igiene della vasca perché questo Gasteropode vive in ambienti melmosi, spesso anche poveri d’ossigeno.
Esistono altre specie che si nutrono di piante ma non reputo necessaria la trattazione perché i casi di presenza in acquario sembrano essere veramente sporadici.
Lumache come portatrici di malattie.
Sfatiamo un altro luogo comune: si sente spesso dire che le lumache siano portatrici di malattie in particolar modo d’alcuni parassiti Trematodi. Il ciclo biologico di questi vermi è abbastanza complesso e prevede che gli adulti vivano nell’intestino d’uccelli acquatici. Le uova dei vermi finiscono in acqua attraverso le feci degli uccelli e, le larve che ne fuoriescono, penetrano per ingestione nel corpo dei Gasteropodi. Dopo essersi sviluppati e riprodotti, i vermi lasciano l’ospite intermedio (le lumache) e, raggiunto un pesce, lo parassitano.
Poiché le piante (e le lumache con esse) che coltiviamo nelle nostre vasche provengono nella stragrande maggioranza dei casi da impianti chiusi (serre), è alquanto improbabile che le lumache possano aver ingerito feci di …uccelli acquatici.
Il problema del contenimento demografico.
Si è appurato che raramente danneggiano le piante, che difficilmente trasmettono malattie, resta il fattore puramente estetico che può risultare alquanto sgradevole all’occhio dell’appassionato.
I limiti di sopportazione sono soggettivi, io personalmente preferisco tenerne molte, e credo nell’autoregolazione dettata dalla minima presenza di detriti (sifonature superficiali del sedimento grossolano NdR).
E’ vero anche che capita di doverle eliminare in gran numero, specialmente in estate, quando la temperatura superiore a 28-30 °C ne fa
vorisce lo sviluppo, coadiuvato da un deperimento vegetale che fa sì che i detriti e quindi il cibo a loro disposizione aumenti.
Se il problema perdura, sarà necessario adottare alcuni accorgimenti per limitarne la popolazione. Quando il loro numero aumenta a dismisura significa che trovano del cibo, è il caso di domandarci perché lo trovano. Spesso specialmente noi principianti tendiamo ad esagerare con il mangime, impietositi dai pesci che c i guardano con occhi sgranati, oppure non curiamo adeguatamente le piante rimovendone le foglie morte.
Per contenere la crescita demografica delle lumache, si può ovviare in molti modi:
Aspirarle durante la sifonatura del fondo.
Catturarle con un retino: infatti, a luci spente le lumache tendono ad andare in superficie lungo i vetri (specialmente le Melanoides)..
Il metodo che ritengo più pratico in assoluto è quello della "pesca". Si lega una fettina di vegetale crudo o sbollentato (patata, zucchina, piselli, spinaci, carota, insalata, ecc..) ad un filo, s’immette in acquario allo spegnimento delle luci e si attende la mattina seguente, quando tireremo delicatamente su il nostro carico di lumache. Questo metodo non può funzionare se i Loricaridi che ospitate sono grandi o particolarmente vivaci. Analogo al metodo precedente ma adatto a vasche con Loricaridi è il metodo della trappola per pesci costruita con una bottiglia d’acqua minerale, contenente una delle esche descritte in precedenza.
In commercio esistono anche delle trappole costruite appositamente per le lumache che danno buoni risultati.
Un rimedio estremo è servirsi di prodotti chimici, i cosiddetti lumachicidi, in quanto non permette a nessuna lumaca di sopravvivere, disturbando l’equilibrio raggiunto in vasca specie il carico organico che il filtro dovrà smaltire. Non è escluso che il principio attivo dei prodotti chimici "antilumache" possa causare gravi danni all’apparato renale ed epatico dei pesci. Tale metodo è giustificabile in vasche senza fauna, o nel caso si stesse facendo fronte ad un’infestazione eccessiva di lumache.
Ultimo accorgimento, secondo me sconsigliabile e solo temporaneo, è quello dell’introduzione di almeno tre esemplari di Chromobotia macracanthus, pesci che possono giungere a 30 cm. Dico tre perché l’introduzione di un esemplare singolo fa sì che questo manifesti comportamenti atipici che possono sfociare in aggressioni ad altri pesci o nel danneggiamento di piante. Naturalmente vista la dimensione che possono raggiungere la vasca deve essere piuttosto capiente. Più giustificata è l’immissione in vasca di altre specie di Botia, ma di dimensioni più ridotte.Ultima puntualizzazione che mi sento di fare è quella riguardante il modo di cibarsi delle lumache e quello dei loricaridi; si accusano i molluschi di aver compiuto danni alle foglie e di aver lasciato un solco molto evidente, tale affermazione non può considerarsi giusta perché il modo di cibarsi delle nostre beniamine è differente, in quel caso si denota soltanto il comportamento d’utili detrivore che si stanno cibando di parti vegetali ormai compromesse dal passaggio di un eventuale Loricaride.
Conclusione.
Spero che la lettura di quest’articolo abbia fatto chiarezza sulla vera natura di questi piccoli esseri viventi, tanto utili in un microcosmo così delicato e instabile come un acquario.
Per chi come me si fosse convertito al loro allevamento e ne volesse qualcuna basta chiedere:
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Personalmente sto cercando delle Planorbis diverse dalle mie.
Ringrazio Veronica per la concessione delle foto della Limnea e Bithynia.

