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Volutamente questo articolo non è stato inserito nella sezione malattie, poiché molte patologie trattate sono tipiche di Carassius auratus e solo molto sporadicamente colpiscono pesci ornamentali tropicali. La maggior parte di esse sono di difficile risoluzione quindi (non mi stancherò mai di ripeterlo) l’unica vera cura resta la prevenzione. L’avvento della primavera coincide con l’inizio di varie sagre, feste di paese, riaperture di luna park, parchi giochi e quant’altro ancora; capita sovente di ritrovarsi con un Carassio “imbustato” ed a corredo una boccia di vetro o una semplice vaschetta di plastica di pochi litri. |
Questi contenitori sono assolutamente inadatti ad ospitare pesci rossi, sia per l’esiguo spazio, sia per la mancanza di un idoneo apparato filtrante. Vasca abbastanza capiente, minimo 50 litri, garantire ad ogni singolo pesce almeno 15 litri d’acqua, potente sistema di filtraggio, buon movimento dell’acqua con un contenuto d’ossigeno prossimo alla saturazione, frequenti cambi con relativa sifonatura del fondo, alimentazione varia e abbondante integrando i mangimi specifici per pesci rossi, cibo vivo e/o surgelato (chironomus, artemie), cibo vegetale fresco (spinaci, zucchine, piselli appena sbollentati). Durante l’acquisto è fondamentale controllare lo stato di salute dei pesci che non devono presentare macchie epidermiche, corrosioni delle pinne ecc. e risultare invece vivaci e appetenti nelle vasche che li ospitano. È buona norma acquistare i pesci presso negozi seri e del settore, chiedendo al negoziante notizie riguardo l’allevamento.
Ascite infettiva-Viremia primaverile.
Spesso riscontrabile sui pesci allevati all’aperto o su quelli acquistati nelle stagioni più calde. I pesci rossi comuni che ospitiamo nei nostri acquari e nei laghetti, provengono nella stragrande maggioranza dei casi da allevamenti nostrani, allevati in grandi invasi all’aperto, o in grossi vasconi in cemento.
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In primavera, e quindi con un aumento graduale della temperatura, incomincia la fine di un periodo di semi-letargo che i pesci attraversano nella stagione invernale. Questi ricominciano a nutrirsi (ad una temp minore di 10 ° C smettono di mangiare) e, se non ben alimentati, possono incorrere in problemi di avitaminosi e deficienze immunitarie che li espongono a facili attacchi di agenti patogeni. |
In concomitanza col “risveglio” del pesce infatti, coincide anche la fine della fase di quiescenzadi molti microrganismi ( batteri, funghi saprofiti e parassiti) che, in condizioni a loro idonee, possono attaccare i pesci sottoposti a situazioni di stress. In fase iniziale la viremia primaverile si presenta con pustole bianche sull’epidermide, che una volta aperte si trasformano in vere e proprie ulcere. La cura risulta difficile ed eventuali successi nella guarigione si ottengono solo se il trattamento medicale è effettuato in fase iniziale. Difficilmente riscontrabile in pesci allevati e “svernati” in acquario, la patologia si riscontra su esemplari di recente acquisto, specie nelle stagioni più calde, quindi, con ogni probabilità, già vettori della patologia. Nel caso in cui i pesci siano ospitati in un laghetto già dall’anno precedente, è opportuno, con l’innalzamento della temperatura, effettuare un sostanzioso cambio d’acqua, accompagnato da un’energica sifonatura, in modo da ridurre al minimo il carico organico (foglie marcescenti, pesci deceduti, ecc.) e ricominciare a nutrire i pesci con cibi vitaminizzati di buona marca. Nel caso si accerti la patologia, uno dei farmaci più indicati risulta il Furazolidone, principio attivo contenuto nel Bactopur direct, prodotto dalla Sera o nel Furoxone farmaco ad uso umano prodotto dalla Formenti. Come curativo preventivo può risultare utile un ciclo completo con Ciprinopur sempre della Sera.
Peste rossa.
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I batteri responsabili provocano chiazze rossastre(macchie emorragiche) alla base delle pinne e sul corpo; spesso appaiono sintomi secondari come sfrangiamento delle pinne e feci bianche mucose causate dalle enterotossine che i ceppi batterici producono (iperproduzione a livello intestinale). I pesci ammalati risultano torpidi e stazionano in superficie o in prossimità del fondo. Molto frequente in vasche di allevamento da reddito e in popolazioni di Carassi. Come prevenzione può essere utile migliorare le condizioni igieniche della vasca (cambi e filtraggio efficiente) Anche in questo caso si può tentare una cura con medicinali a base diFurazolidone o Cloromicetina. |
Idropisia.
Ventre rigonfio, squame sollevate, nuoto scoordinato. Con ogni probabilità il pesce è affetto da Idropisia, qualsiasi cura risulta inutile. È conveniente allontanare il pesce dalla vasca comunitaria. Prevenzione: Evitare di somministrare cibi di scarsa qualità, curare maggiormente la pulizia della vasca, evitare alte temperature per lunghi periodi.
Infiammazione e/o blocchi della vescica natatoria, assetto irregolare, stazionamento in superficie.
Il pesce galleggia in superficie (effetto boa) o resta immobile sul fondo in posizione rovesciata, qualsiasi tentativo di nuoto regolare risulta vano o di difficile attuazione. Spesso il sintomo si evidenzia subito dopo i pasti, durante il processo digestivo, ed è maggiormente riscontrabile sulle varietà di allevamento; di solito la posizione normale di nuoto ritorna regolare dopo poche ore dai pasti; spesso le feci risultano intervallate da bollicine d'aria. Prevenzione: Evitare di alimentare con razioni abbondanti i pesci, ma dilazionare nell’arco della giornata la somministrazione del cibo necessario. È importante inoltre non lasciar galleggiare troppo il mangime somministrato onde evitare che insieme all’alimento il pesce ingurgiti anche aria atmosferica. Risulta utile lasciar impregnare d'acqua gli alimenti (specie quelli in scaglie o liofilizzati) prima di somministrarli ai pesci; essendo gli organi interni molto compressi e vicini, un gonfiore eccessivo dello stomaco infatti, può provocare il blocco della vescica natatoria causando la sintomatologia descritta. Integrare l’alimentazione con cibi vegetali quali spinaci, piselli e zucchine appena sbollentate. Trattamento iniziale: Lasciare a digiuno il pesce per 4-5 giorni poi somministrare cibi vegetali facilmente digeribili per almeno tre giorni. Nel caso il sintomo permanga può essere necessario miscelare al cibo un antibiotico a largo spettro
Lo stress, la prostrazione a cui l’animale è sottoposto è causa di malattie gravi come Idropisia e batteriosi interne.
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Puntini e chiazze nere sull'epidermide. Nel capitolo Protisti è stato pubblicato un esauriente articolo su questa patologia, autore il nostro Webmaster, Andrea Parenti. In caso di forte avitaminosi i sintomi sono pressoché identici, quindi è conveniente abbinare alla cura riportata una dieta integrata con un buon prodotto polivitaminico. Striature nere sulle pinne potrebbe inoltre dipendere da una presenza di nitriti nell'acqua (filtro insufficiente, non maturo, sovraffollamento):prima di iniziare qualsiasi trattamento quindi è consigliabile misurare il valore con gli appositi test in commercio. |
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Infestazione da parassiti della pelle del genere Gyrodactylus.Delle macchie rossastre si presentano sulle escrescenze carnose poste sulla testa degli Oranda e di solito vengono erroneamente confuse con sintomi di Hexamita o Spironocleus. Il sintomo, unico negli Oranda e che in fase avanzata si presenta con vere e proprie lesioni, è invece provocato da Gyrodactylus, microscopici parassiti della pelle non visibili ad occhio nudo. Sintomi secondari possono manifestarsi con comportamento nervoso del pesce, tentativo di sfregamento sui materiali d’arredamento, scatti nervosi ed improvvisi, ipersecrezione di muco. La cura consiste nel somministrare prodotti specifici come Gyrodactol(jbl). Come medicinali alternativi si può ricorrere a brevi bagni in soluzioni di formalina al 37% Bagno breve in vasca a parte: 3ml per 10 litri per 30 minuti. Bagno prolungato: 8 ml per 100 litri per 8 -10 ore.
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Lerneae o verme ancora. Ad occhio nudo, meglio ancora aiutandosi con una lente di ingrandimento, infissi nell’epidermide del pesce si osservano bastoncelli dall’aspetto vitreo lunghi all’incirca 15-20 mm. Il pesce colpito assume un comportamento apatico, ha scatti improvvisi, si sfrega sui materiali d’arredamento, dimagrisce progressivamente. Il parassita responsabile di questa patologia è il crostaceo Lerneae, comunemente detto verme ancora per la particolare conformazione della testa. Solo le femmine parassitano i pesci ed in particolar modo Lerneae cyprinecea infesta i Carassi. Il trattamento terapeutico consiste in bagni brevi o prolungati in soluzioni acquose con aggiunta di formalina al 37%. Se l’infestazione è leggera e comprende pochi pesci, possono risultare utili bagni osmotici in soluzioni saline(30 gr di sale x litro per 3-4 minuti.
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Sconsigliabile la rimozione manuale servendosi di pinzette, in quanto l’estirpazione meccanica può provocare seri danni, essendo il parassita infisso profondamente nel tessuto muscolare o in zone molto delicate (branchie) del pesce parassitato.
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Argulus o pidocchio dei pesci Anche Argulus, volgarmente detto pidocchio dei pesci, attaccata l’epidermide e così come il crostaceo Lerneae, è identificabile ad occhio nudo. Si presenta con forma tonda e tozza , con un diametro di 6 mm( il maschio resta leggermente più piccolo) attaccato a ventosa sulla cute del pesce. La colorazione è molto variabile passando dal bruno( quando il parassita è pieno del sangue dell’ospite), al giallastro. Argulus si nutre infatti, tramite una sorta di “proboscide”situata presso gli occhi, dei liquidi corporei dell’ospite. |
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Parassita sia pesci di acqua fredda che tropicale.Il pesce colpito mostra spossatezza, respirazione accelerata, ecchimosi sull’epidermide. Se ad essere infestati sono piccoli pesci, la morte sopraggiunge velocemente. Questi parassiti possono essere staccati meccanicamente con l’aiuto di una pinzetta, oppure eliminati “biologicamente” mediante l’inserimento in acquari e laghetti di Gambusie , attivi divoratori di pidocchi acquatici. Il trattamento chimico prevede l’uso di formalina o altri antiparassitari.
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Note:
Per l'utilizzo di prodotti alternativi è consigliabile avvalersi del contributo di un Veterinario. I trattamenti riportati non assicurano la buona riuscita della cura. L'esito favorevole dipende, infatti, dalla gravità della malattia e dalla concomitanza di altre patologie.
L'autore dell'articolo e la redazione di AL non possono assumersi quindi nessuna responsabilità sull'efficacia dei procedimenti di cura esposti nè rispondere di eventuali danni derivanti dall'applicazione delle metodologie suggerite.