Allestiamo il filtro interno
All’acquisto di un acquario, dopo aver lavato tutte le parti che lo compongono con acqua corrente, posizionatelo sulla superficie prescelta, controllando con una bolla il corretto allineamento con il terreno, interponendo eventualmente tra l’acquario ed il mobile uno strato di pochi millimetri di polistirolo o altro materiale morbido.
Se necessario agganciate al suo posto la vostra scatola del filtro come da istruzioni del costruttore, poi passate a risciacquare i cannolicchi sotto acqua corrente; una volta pronti dovrete riempire fino a circa metà dell’altezza lo scompartimento del filtro preposto ad accoglierli, senza curarvi del fatto che alcuni cannolicchi possano passare nello scomparto finale, nel quale anzi potranno essere versati altri cannolicchi fino a raggiungere anche qui circa la metà della altezza utile salvo non lo si voglia tener sgombro per eventuali carboni attivi o resine.
All’acquisto di un acquario, dopo aver lavato tutte le parti che lo compongono con acqua corrente, posizionatelo sulla superficie prescelta, controllando con una bolla il corretto allineamento con il terreno, interponendo eventualmente tra l’acquario ed il mobile uno strato di pochi millimetri di polistirolo o altro materiale morbido.
Se necessario agganciate al suo posto la vostra scatola del filtro come da istruzioni del costruttore, poi passate a risciacquare i cannolicchi sotto acqua corrente; una volta pronti dovrete riempire fino a circa metà dell’altezza lo scompartimento del filtro preposto ad accoglierli, senza curarvi del fatto che alcuni cannolicchi possano passare nello scomparto finale, nel quale anzi potranno essere versati altri cannolicchi fino a raggiungere anche qui circa la metà della altezza utile salvo non lo si voglia tener sgombro per eventuali carboni attivi o resine.
A questo punto si potrà posizionare la pompa in questo ultimo scompartimento, sopra i cannolicchi e con il tubo di mandata infilato nell’apposito foro (potete accorciare il tubo se necessario) e lasciando uscire il cavo di alimentazione dall’apposito foro o sede nel coperchio. Fatto questo si risciacquerà sotto acqua corrente dell’ovatta filtrante, che andrà sfibrata un pochino e poi inserita sopra i cannolicchi o la spugna (dipende dal numero degli scomparti) nello scomparto centrale curandosi di sistemarla in due strati separati in modo da poter cambiare un solo strato per volta. Fatto questo, potremo regolare la temperatura del termoriscaldatore ed inserirlo nella sua sede nel primo scomparto del filtro (ATTENZIONE: non accendere mai il termoriscaldatore o la pompa fuori dall'acqua, potrebbero danneggiarsi irreparabilmente).
Riempite, dopo aver posato il fondo e le piante non a stelo, con acqua preparata a seconda delle esigenze dei pesci che vorrete ospitare, solo a questo punto si potranno inserire le spine di alimentazione sia del riscaldatore che della pompa.
Il vostro filtro dovrà ora "maturare", cioè le colonie di batteri utili si dovranno insediare nei materiali filtranti: perché ciò avvenga si dovrà attendere circa un mese (questo tempo e’ puramente indicativo e può aumentare o diminuire in base all’ idoneità delle condizioni in vasca per l’ attechimento delle colonie batteriche.
Può essere utile a questo punto l’utilizzo di appositi "starter" (promotori dello sviluppo batterico o vere e proprie colonie viventi). Non date retta a chiunque vi voglia convincere ad inserire i pesci subito e nemmeno delle istruzioni di presunti prodotti miracolosi che creano la flora batterica in due - tre giorni: la realtà e’ che la flora batterica non si deve solo formare, si deve anche insediare e deve cominciare a prosperare nel vostro filtro, e per fare ciò ha bisogno di tempo.
I tipi di filtro
Più avanti parleremo del vero e proprio allestimento del filtro, ora vale la pena spendere un pochino di tempo per capire quali tipologie potremmo incontrare nell’ acquario d’ acqua dolce. Prima d’ affrontare la classificazione delle apparecchiature, riteniamo utile specificare due concetti relativi alle pompe che garantiscono il flusso dell’ acqua in ogni tipo di filtro.
Portata: è la quantità d’ acqua per unità di tempo (generalmente ore) che la pompa riesce a muovere mediamente in condizioni normali, quindi la quantità d’ acqua che possiamo aspettarci venga prelevata dalla vasca tramite aspirazione, fatta passare attraverso i materiali filtranti e poi restituita all’ acquario attraverso la mandata.
Prevalenza: è l’ altezza che il flusso d’ uscita da una pompa riesce a superare, ed è ovviamente legato alla potenza della pompa stessa. Dovremo sempre tenerne conto quando posizioneremo masse d’ acqua sotto alla vasca principale dovendone garantire il riflusso verso la stessa, come nel caso ad esempio dei filtri esterni.
Detto questo, possiamo sommariamente dividere i filtri in tre grandi famiglie entro le quali troveremo poi diversi altri tipi con le loro specificità:
Filtri interni: sono quelli che vengono posti all’ interno della vasca e normalmente contengono una pompa di portata commisurata al volume d’ acqua della vasca stessa posta vicino all’ uscita del ciclo (mandata), provocando una conseguente aspirazione nella parte opposta del percorso. Il vantaggio sta nella "compattezza" dell’ impianto che non necessita del passaggio di tubi all’ esterno, con peraltro minor rischio di allagamenti in caso di giunture non realizzate a regola d’ arte. Altro lato positivo sta nella possibilità d’ alloggiare il riscaldatore all’ interno nascondendolo alla vista.
Lo svantaggio è piuttosto ovvio: occupa spazio prezioso all’ interno della vasca e non è certo piacevole alla vista, a meno di occultarlo sapientemente con piante ed arredi. Abbiamo descritto questo tipo di filtro precedentemente prendendolo ad esempio per parlare dei principi generali di funzionamento.
Riempite, dopo aver posato il fondo e le piante non a stelo, con acqua preparata a seconda delle esigenze dei pesci che vorrete ospitare, solo a questo punto si potranno inserire le spine di alimentazione sia del riscaldatore che della pompa.
Il vostro filtro dovrà ora "maturare", cioè le colonie di batteri utili si dovranno insediare nei materiali filtranti: perché ciò avvenga si dovrà attendere circa un mese (questo tempo e’ puramente indicativo e può aumentare o diminuire in base all’ idoneità delle condizioni in vasca per l’ attechimento delle colonie batteriche.
Può essere utile a questo punto l’utilizzo di appositi "starter" (promotori dello sviluppo batterico o vere e proprie colonie viventi). Non date retta a chiunque vi voglia convincere ad inserire i pesci subito e nemmeno delle istruzioni di presunti prodotti miracolosi che creano la flora batterica in due - tre giorni: la realtà e’ che la flora batterica non si deve solo formare, si deve anche insediare e deve cominciare a prosperare nel vostro filtro, e per fare ciò ha bisogno di tempo.
I tipi di filtro
Più avanti parleremo del vero e proprio allestimento del filtro, ora vale la pena spendere un pochino di tempo per capire quali tipologie potremmo incontrare nell’ acquario d’ acqua dolce. Prima d’ affrontare la classificazione delle apparecchiature, riteniamo utile specificare due concetti relativi alle pompe che garantiscono il flusso dell’ acqua in ogni tipo di filtro.
Portata: è la quantità d’ acqua per unità di tempo (generalmente ore) che la pompa riesce a muovere mediamente in condizioni normali, quindi la quantità d’ acqua che possiamo aspettarci venga prelevata dalla vasca tramite aspirazione, fatta passare attraverso i materiali filtranti e poi restituita all’ acquario attraverso la mandata.
Prevalenza: è l’ altezza che il flusso d’ uscita da una pompa riesce a superare, ed è ovviamente legato alla potenza della pompa stessa. Dovremo sempre tenerne conto quando posizioneremo masse d’ acqua sotto alla vasca principale dovendone garantire il riflusso verso la stessa, come nel caso ad esempio dei filtri esterni.
Detto questo, possiamo sommariamente dividere i filtri in tre grandi famiglie entro le quali troveremo poi diversi altri tipi con le loro specificità:
Filtri interni: sono quelli che vengono posti all’ interno della vasca e normalmente contengono una pompa di portata commisurata al volume d’ acqua della vasca stessa posta vicino all’ uscita del ciclo (mandata), provocando una conseguente aspirazione nella parte opposta del percorso. Il vantaggio sta nella "compattezza" dell’ impianto che non necessita del passaggio di tubi all’ esterno, con peraltro minor rischio di allagamenti in caso di giunture non realizzate a regola d’ arte. Altro lato positivo sta nella possibilità d’ alloggiare il riscaldatore all’ interno nascondendolo alla vista.
Lo svantaggio è piuttosto ovvio: occupa spazio prezioso all’ interno della vasca e non è certo piacevole alla vista, a meno di occultarlo sapientemente con piante ed arredi. Abbiamo descritto questo tipo di filtro precedentemente prendendolo ad esempio per parlare dei principi generali di funzionamento.
Altro consiglio: ogni filtro esterno ha delle specifiche della casa produttrice per il suo riempimento, a meno che non possediate esperienza tale da compiere esperimenti con relativa tranquillità RISPETTATELE: il meccanismo è operativamente più complesso di un filtro interno e seguire le indicazioni degli ingegneri che hanno progettato l’ apparato contribuisce ad elevare esponenzialmente le probabilità di una collaborazione annosa e tranquilla dello stesso … non cercate quindi di riprodurre schemi all’ Italiana, Berlinesi, Afghani o quant’ altro lì dentro a meno che non siate perfettamente consci di quello a cui andate incontro, e poi al 99% peggiorereste solo il funzionamento: questo lo dico per esperienza vissuta. Ultima cosa, curate bene le giunzioni ! Incastrate come si deve il tubo in gomma o plastica nei giunti di scavalcamento dei vetri dell’ acquario e spalmate un po’ di vasellina in gel sui giunti stessi, poi serrate il tutto con fascette … attenzione specie al tubo di mandata: lì il flusso entra nel giunto e le perdite sono più facili se il lavoro non è fatto bene. Se possibile, consiglio di porre il filtro dentro una bacinella in plastica come ulteriore sicurezza … non voglio fare terrorismo perché non è proprio il caso … io ho 3 filtri esterni in onorato servizio da tempo, ma la prudenza non è mai troppa e le precauzioni che non costano nulla non sono mai sprecate.
Filtri esterni a "vasca di servizio" (sump): diciamo subito che abbiamo esaurito il 99% dei filtri normalmente installati negli acquari d’ acqua dolce trattando le due classificazioni precedenti, ma vale la pena di descrivere brevemente anche questa tipologia, peraltro assai usata nelle vasche d’ acqua salata e spesso anche in quelle dolci di grandi dimensioni … infatti il requisito principale per poter usufruire di questo sistema è la disponibilità di spazio. Molti dulcacquofili (amanti delle vasche d’ acqua dolce) sono convinto che spesso abbiano ospitato una sump nei loro sogni proibiti : tale sistema consta d’ una seconda vasca, generalmente posizionata sotto quella principale, dove sono ospitate tutte le attrezzature tecniche permettendo così di avere visibile in acquario il solo tubo di mandata. L’ uscita dell’ acqua verso la vasca di servizio avviene "per caduta" (attraverso un foro praticato sul fondo della vasca principale ed opportunamente flangiato ad un tubo), per "tracimazione" (mediante uno "scavo" generalmente ad "U" in un vetro posteriore o laterale raccordato a regola d’ arte ad un tubo) oppure tramite un sistema di pompe controllate elettricamente (ed elettronicamente). Il primo metodo è probabilmente il più efficiente, posto di prevederne la predisposizione in fase di costruzione della vasca e, se il foro è in linea con la vasca di servizio, anche il più sicuro in caso di piccole perdite. Il foro non è praticato a casaccio sul fondo … anche perché si otturerebbe in breve con i materiali provenienti dal substrato; è protetto dal cosiddetto "pozzetto di tracimazione" che spesso è costituito da un vetro che chiude un angolo posteriore della vasca formando un prisma . Il vetro che chiude l’ angolo è dimensionato in modo tale da far "tracimare" l’ acqua nello scomparto a sezione triangolare superato un certo livello ed è spesso corredato di un "pettine" che trattiene i detriti galleggianti.
La tracimazione laterale con incavo a "U" funziona più o meno sullo stesso principio ma il pozzetto di tracimazione (o perlomeno il raccordo al tubo di caduta) deve per forza di cose essere esterno alla vasca … con tutte le considerazioni estetiche e di sicurezza rispetto ad eventuali perdite facilmente immaginabili.
L’ aspirazione mediante pompa infine è la soluzione più potenzialmente pericolosa … se infatti non è sincronizzata perfettamente con la mandata possono verificarsi facilmente tracimazioni dalla vasca principale o dalla sump; nei due sistemi precedenti chi genera il flusso è infatti la sola pompa di mandata, che preleva l’ acqua dalla Sump e la fa salire alla vasca principale ... qui ce ne sono due che devono lavorare all’ unisono e tutto s’ affida alla precisione del controllo elettronico ed alla qualità / affidabilità dei sensori di controllo dei livelli.
Nella sump (vasca di servizio) infine trovano posto svariate apparecchiature … limitate solo dalle dimensioni della vasca stessa, dalla pecunia dell’ acquariofilo ed, ovviamente, da quanto il mercato possa offrire. Normalmente ci sono i riscaldatori, i supporti filtranti biologici, meccanici,ecc., il reattore per l’ arricchimento con CO2 e … chi più ne ha più ne metta … qui lo spazio abbonda assai più che in qualsiasi altro tipo di filtro.
La tracimazione laterale con incavo a "U" funziona più o meno sullo stesso principio ma il pozzetto di tracimazione (o perlomeno il raccordo al tubo di caduta) deve per forza di cose essere esterno alla vasca … con tutte le considerazioni estetiche e di sicurezza rispetto ad eventuali perdite facilmente immaginabili.
L’ aspirazione mediante pompa infine è la soluzione più potenzialmente pericolosa … se infatti non è sincronizzata perfettamente con la mandata possono verificarsi facilmente tracimazioni dalla vasca principale o dalla sump; nei due sistemi precedenti chi genera il flusso è infatti la sola pompa di mandata, che preleva l’ acqua dalla Sump e la fa salire alla vasca principale ... qui ce ne sono due che devono lavorare all’ unisono e tutto s’ affida alla precisione del controllo elettronico ed alla qualità / affidabilità dei sensori di controllo dei livelli.
Nella sump (vasca di servizio) infine trovano posto svariate apparecchiature … limitate solo dalle dimensioni della vasca stessa, dalla pecunia dell’ acquariofilo ed, ovviamente, da quanto il mercato possa offrire. Normalmente ci sono i riscaldatori, i supporti filtranti biologici, meccanici,ecc., il reattore per l’ arricchimento con CO2 e … chi più ne ha più ne metta … qui lo spazio abbonda assai più che in qualsiasi altro tipo di filtro.
FILTRI SPECIALI
Trasversalmente ai macro-raggruppamenti citati esistono diverse tipologie speciali che , in base al produttore o alla particolare realizzazione del modello, possono trovar posto in una o l’ altra delle categorie: li cito quindi in un paragrafo a parte.
Filtro a spugne (o filtro d’ Amburgo / "Hamburger Mattenfilter") : cosiste in un contenitore a circolazione forzata dove l’acqua viene fatta passare attraverso delle speciali spugne, simili a quelle utilizzate in misura molto meno importante in tutti i tipi di filtro, che permettono l’insediamento dei batteri come avviene nei cannolicchi. Esistono recenti versioni sviluppate nel nostro paese di questo sistema filtrante come il P.M.T. volte a garantire , oltre all’ effetto ossidante tipico di tutti i filtri trattati fin’ ora (azione nitrificante) anche un effetto riducente (denitrificante). In due parole, gli sforzi di chi porta avanti la realizzazione di questi filtri vanno nella direzione di agire sul prodotto finale del ciclo dell’ Azoto (i Nitrati o NO3) riducendoli tramite batteri diversi da quelli di cui abbiamo parlato fin’ ora e che trovano il loro ambiente naturale in fanghi poveri d’ ossigeno, cioè liberando Azoto gassoso ed Ossigeno e quindi sbarazzandosi degli inevitabili accumuli di Nitrati. Mi scusino ancora i chimici ed i ricercatori in questo campo per la spiegazione molto maccheronica ma non sono sufficientemente esperto in materia, quindi rimando chiunque sia interessato alle documentazioni ed alle discussioni reperibili in rete al proposito.
Filtri a letto fluido: svolgono un’ azione ossidante (nitrificante) come quelli di cui abbiamo parlato più diffusamente ma basano il loro principio sull’ utilizzo di particolari sabbie attraverso le quali viene fatta passare l’ acqua con la solita pompa. Spesso il loro uso è contemporaneo a quello d’ altri tipi di filtro … vengono usati come "rinforzo".
Trasversalmente ai macro-raggruppamenti citati esistono diverse tipologie speciali che , in base al produttore o alla particolare realizzazione del modello, possono trovar posto in una o l’ altra delle categorie: li cito quindi in un paragrafo a parte.
Filtro a spugne (o filtro d’ Amburgo / "Hamburger Mattenfilter") : cosiste in un contenitore a circolazione forzata dove l’acqua viene fatta passare attraverso delle speciali spugne, simili a quelle utilizzate in misura molto meno importante in tutti i tipi di filtro, che permettono l’insediamento dei batteri come avviene nei cannolicchi. Esistono recenti versioni sviluppate nel nostro paese di questo sistema filtrante come il P.M.T. volte a garantire , oltre all’ effetto ossidante tipico di tutti i filtri trattati fin’ ora (azione nitrificante) anche un effetto riducente (denitrificante). In due parole, gli sforzi di chi porta avanti la realizzazione di questi filtri vanno nella direzione di agire sul prodotto finale del ciclo dell’ Azoto (i Nitrati o NO3) riducendoli tramite batteri diversi da quelli di cui abbiamo parlato fin’ ora e che trovano il loro ambiente naturale in fanghi poveri d’ ossigeno, cioè liberando Azoto gassoso ed Ossigeno e quindi sbarazzandosi degli inevitabili accumuli di Nitrati. Mi scusino ancora i chimici ed i ricercatori in questo campo per la spiegazione molto maccheronica ma non sono sufficientemente esperto in materia, quindi rimando chiunque sia interessato alle documentazioni ed alle discussioni reperibili in rete al proposito.
Filtri a letto fluido: svolgono un’ azione ossidante (nitrificante) come quelli di cui abbiamo parlato più diffusamente ma basano il loro principio sull’ utilizzo di particolari sabbie attraverso le quali viene fatta passare l’ acqua con la solita pompa. Spesso il loro uso è contemporaneo a quello d’ altri tipi di filtro … vengono usati come "rinforzo".
Denitratori: sono sempre percorsi obbligati per l’ acqua spinta da una pompa all’ interno di un contenitore e sono volti a svolgere un’ azione di abbattimento dei nitrati simile a quella che si propone il P.M.T. mediante l’ uso di vari stadi filtranti composti da svariati tipi di materiali.
Filtri per resine varie: anche qui il principio è sempre quello: acqua della vasca o della Sump che viene aspirata e fatta passare attraverso le resine in oggetto. La particolarità è che invece di essere inserite nello scomparto "Jolly" d’ un filtro "standard" dispongono d’ un impianto ad hoc rivestendo la loro particolare funzione un’ importanza maggiore del solito nelle vasche che le vedono in questo modo presenti. Un esempio potrebbe essere quello abbastanza diffuso dell’ utilizzo di filtri caricati a sole resine denitranti negli acquari dedicati ai biotopi dei grandi laghi Africani (Malawi e Tanganika) dove sono ospitati Ciclidi di generose dimensioni senza l’ ausilio dell’ azione denitrante delle piante vista la conformazione prettamente rocciosa dell’ allestimento e la tendenza di quei pesci a strappare le piante stesse.
Filtri per resine varie: anche qui il principio è sempre quello: acqua della vasca o della Sump che viene aspirata e fatta passare attraverso le resine in oggetto. La particolarità è che invece di essere inserite nello scomparto "Jolly" d’ un filtro "standard" dispongono d’ un impianto ad hoc rivestendo la loro particolare funzione un’ importanza maggiore del solito nelle vasche che le vedono in questo modo presenti. Un esempio potrebbe essere quello abbastanza diffuso dell’ utilizzo di filtri caricati a sole resine denitranti negli acquari dedicati ai biotopi dei grandi laghi Africani (Malawi e Tanganika) dove sono ospitati Ciclidi di generose dimensioni senza l’ ausilio dell’ azione denitrante delle piante vista la conformazione prettamente rocciosa dell’ allestimento e la tendenza di quei pesci a strappare le piante stesse.


