La fase iniziale é quella più critica per l'acquario, piccolo o grande che sia. Affinché i pesci e le piante si trovino bene é necessario curare attentamente le prime 3 o 4 settimane. Anche senza nozioni di chimica é possibile aggirare alcuni ostacoli in maniera agevole.
Il primo ostacolo: i nitriti.
Che cosa sono i nitriti e perché questo è un tipico e inevitabile ostacolo di partenza? In fondo si tratta di un problema di rifiuti, che si presenta perché le sostanze di scarto ridotte in un acquario non possono essere ancora smaltite correttamente. Per questo smaltimento, infatti, sono necessari dei particolari batteri in una quantità abbastanza rilevante. Negli acquari già rodati si tratta di miliardi di batteri che si trovano ovunque: sulle piante, nel materiale di fondo, sulle pietre e naturalmente nel filtro. In un acquario nuovo devono prima svilupparsi.
Quando in un acquario introduciamo dei pesci, questi cominciano subito a compiere funzioni proprie di tutti gli organismi viventi: espellono urina e feci, a cui si aggiungono di regola anche dei resti di cibo. In un acquario già ben avviato questo non è assolutamente un problema. Certi batteri si gettano affamati su questi rifiuti e, tramite una collaborazione
esemplare di varie famiglie di batteri, li riciclano, generando come prodotto finale i nitrati. I nitrati sono considerati dei fertilizzanti azotati per le piante e sono relativamente innocui per i pesci. Ma è nei dettagli che spesso si presentano i problemi. Il processo di smaltimento delle sostanze di rifiuto prodotte in acquario (proteine, feci e urina, ammoniaca e ammonio) fino allo stadio finale dei nitrati (N03) si svolge tramite vari passaggi. E per ogni passaggio è responsabile una determinata famiglia di batteri. Per il passaggio 1, dall'ammonio/ammoniaca ai nitriti, sono responsabili i batteri del gruppo Nitrosomonas. Essi innanzi tutto rasformano i rifiuti iniziali dei pesci e gli avanzi di cibo in un prodotto intermedio, i nitriti (N04). E questi nitriti sono altamente tossici per i pesci. I pesci tollerano appena contenuti di nitriti fino a 0,2 milligrammi per litro (mg/1) d'acqua. A partire da 0,5 mg/1 la situazione si fa critica. 2,0 mg/1 di NO2 a lungo termine sono letali per i pesci. Come termine di paragone, i nitrati (N03), il prodotto di riciclaggio finale nell'acqua d'acquario, vengono tollerati dai pesci fino a concentrazioni di circa 100 mg/1. Per l'ulteriore ossidazione dei nitriti in nitrati è responsabile un'altra famiglia di batteri, i cosiddetti Nitrobacter. Il problema in acquario sta nel fatto che entrambi i gruppi di batteri si devono sviluppare il più presto possibile in quantità sufficienti. Purtroppo, però, la prima famiglia di batteri, le specie di Nitrosomonas responsabili del processo di decomposizione fino ai nitriti, si sviluppa più rapidamente del secondo gruppo.
In questo modo puà accadere che i batteri Nitrosomonas producano più nitriti di quanti i Nitrobacter, non ancora numerosi, ne riescano in un primo momento ad ossidare. Si crea per così dire una discarica di nitriti in acquario, con tutte le conseguenze spiacevoli che ciò comporta.
Un avvertimento: alcuni consigliano agli acquariofili principianti di attendere circa tre settimane prima di effettuare l'introduzione dei pesci cosi da aggirare in maniera ingegnosa queste difficoltà iniziali. E invece i conti non tornano. Infatti, i batteri per moltiplicarsi hanno bisogno di nutrimento, quindi di feci, urina e residui di cibo. Se dunque si attendono tre settimane, anche il processo di moltiplicazione dei batteri desiderati inizia solo tre settimane più tardi. Semplicemente posticipiamo il problema dei nitriti.
Questa complicata fase iniziale di un acquario può considerevolmente essere facilitata aggiungendo i necessari batteri in quantità giusta per l'avvio. Questi batteri vanno inseriti tramite dei biocondizionatori che il commerciante sarà lieto di consigliarvi.
La migliore misura preventiva per evitare qualsiasi problema nella fase iniziale è di osservare molto attentamente i pesci. Specialmente nelle prime tre o quattro settimane è molto importante misurare con i test, ad intervalli regolari, il contenuto di nitriti dell'acqua dell'acquario. Nel caso in cui il test riveli un contenuto troppo alto di nitriti, occorre effettuare immediatamente un cambio parziale dell'acqua pari a circa la metà del volume dell'acquario. Per essere certi di fare la cosa giusta è raccomandabile effettuare regolari cambi d'acqua settimanali di un terzo del volume dell'acquario durante le prime quattro settimane.
Il secondo ostacolo: il crollo del pH.
Di che si tratta? L'acqua può essere acida, alcalina o neutra. Questo dipende dai sali o dai gas disciolti in essa. Per rendere misurabile anche questo fenomeno, i chimici hanno inventato il valore pH. Tutta la gamma dei valori d'acidità e alcalinità , dall'acido più forte fino alla base più corrosiva, è stata suddivisa in 14 unità : pH O indica l'acido più forte, pH 14 è il tasso d'alcalinità più intenso, mentre pH 7 è il valore neutro. La nostra acqua di rubinetto di regola si trova su valori neutri, tra pH 6,8 e 7,4. E questo è anche il valore che di norma desideriamo ottenere in acquario e con cui i pesci d'acquario si sentono a loro agio. Fortunatamente la maggior parte delle acque di rubinetto contiene un sistema a tampone con cui il valore pH viene stabilizzato approssimativamente sul livello neutro: si tratta del bicarbonato. Anche il contenuto di questo sale nell'acqua è misurabile, precisamente come durezza carbonatica. L'unità di misurazione è il grado di durezza tedesca, abbreviato è °dH. Una durezza carbonatica di un'acqua di rubinetto tra 4 e 8 è dH è un valore senz'altro accettabile per le condizioni in acquario. In questo caso la forza tampone è sufficiente per essere sicuri contro, gli acidi; si tratta soprattutto d'acido carbonico (per esempio prodotto dalla respirazione dei pesci e dei batteri) o anche d'acidi organici. Se la durezza carbonatica è più bassa, eventualmente appena di 1 o 2 ° dH, l'acquariofilo deve stare attento, perché tramite certi processi chimici anche un elevato tasso di nitrati può ridurre il contenuto di carbonati.
Che cosa potrebbe succedere?
Se per esempio un'acqua d'acquario ha una durezza carbonatica di appena 1° dH, mediante un ulteriore apporto di un po' d'acido, per esempio acido carbonico, acido citricobo anche in caso d'elevato contenuto di nitrati, è facile che il valore scenda a 0°dH. In questo momento anche il valore pH può scendere dal livello neutro di 6 o 7 ad un pH di 4 o addirittura inferiore. E questa è nuovamente una situazione pericolosa e spesso letale per i pesci.
Se si registra una durezza carbonatica troppo bassa, si può intervenire con dei cambi d'acqua oppure aggiungendo dei preparati addizionatori di KH.
Ilterzo ostacolo: le piante non crescono bene come prima.
Per prima cosa si deve sottolineare che una sana crescita delle piante in acquario è molto importante anche per il benessere dei pesci. Esse producono 1'ossigeno e anche i batteri descritti all'inizio ne hanno bisogno per il loro lavoro. Spesso gli acquariofili preoccupati per la crescita delle loro piante hanno apparentemente fatto tutto il necessario per ottenere un acquario ben funzionante: calore, luce, movimento dell'acqua, fertilizzanti, somministrazione di CO2 tutto è in regola. E invece ancora una volta il problema sta nel dettaglio, cioè negli oligoelementi, detti anche sostanze traccia perché le piante le chiedono soltanto in quantità estremamente ridotte. D'altro canto le piante li esigono tutti, dal primo all'ultimo: basta che manchi un solo oligoelemento e la crescita delle piante si arresta. Nel volume d'acqua relativamente limitato di un acquario può accadere molto presto che un qualche oligoelemento manchi oppure sia stato consumato. E parecchi di essi hanno un comportamento chimico molto instabile. I fisiologi delle piante conoscono oltre 18 oligoelementi di cui le piante hanno assolutamente bisogno; si tratta, tra l'altro, di manganese, nichel, alluminio, zinco, titanio, rame. L'oligoelemento più noto è il ferro. Molte piante d'acquario però sono in grado di assumere gli oligoelementi soltanto tramite le foglie direttamente dall'acqua, perciò questi devono essere presenti in forma disciolta. Una serie di oligoelementi tuttavia sono praticamente insolubili in acqua e semmai lo diventano solo grazie ad un trucco chimico. E la cosa più importante: devono essere presenti veramente solo in tracce minime, altrimenti risultano tossici e danneggiano le piante.
In acquario può accadere facilmente che gli oligoelementi scompaiano del tutto, o per via delle piante o a causa di una precipitazione chimica.
Che cosa si deve fare in questo caso?
Innanzi tutto si può verificare regolarmente tramite un test qual è la situazione degli oligoelementi nell'acqua dell'acquario. Ovviamente non è possibile misurare ogni singolo oligoelemento. Sarebbe chiedere troppo persino ai chimici esperti. Noi misuriamo un oligoelemento pilota, il ferro. Il ferro, come pure i restanti oligoelementi, è legato a dei veicoli di sostanze nutritive, i cosiddetti chelati, e tutti insieme hanno un comportamento chimico simile in acquario. Viene consigliato un contenuto di ferro di 0,1 mg/l.
Valori divergenti si possono correggere in maniera molto rapida e semplice mediante un dosaggio quotidiano con fertilizzanti specifici per l'acquaristica.


